Il mistero della seconda Sfinge

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Non una, ma due. A vigilare sul maestoso complesso di Giza, dove si erge l’unica delle Sette Meraviglie del mondo antico ancora esistente- la Grande Piramide- un tempo forse si trovavano due colossali Sfingi che facevano la guardia lungo la via di accesso al sito monumentale. Quest’idea, da tempo formulata da scrittori e ricercatori alternativi (come Robert Bauval e Graham Hancock)  viene sposata anche da un egittologo che dopo un’accurata analisi delle fonti storiche e uno studio archeologico si è convinto della fondatezza di questa ipotesi.

Bassam El Shammaa da oltre dieci anni va sostenendo che tutto dimostra l’esistenza, in origine, di una coppia di Sfingi: lo proverebbero i testi egizi e anche le testimonianze di autori classici ed arabi. La seconda sfingesarebbe andata distrutta in epoca antica, ma i resti della imponente scultura ancora sarebbero lì, coperti da tonnellate di sabbia e roccia, a poco distanza dalla gemella sopravvissuta alle ingiurie del tempo.

Dunque si aggiunge un mistero in più a quelli già numerosi che circondano questo maestoso sito archeologico edificato – per i nostri libri di scuola- nella seconda metà del III millennio a.C., in piena età del Bronzo, per celebrare i faraoni della IV dinastia. Una datazione contestata da chi ritiene invece che le piramidi e la sfinge siano assai più antiche (addirittura di qualche migliaio di anni), considerandole il prodotto di una tecnologia avanzata che gli Egizi del tempo non possedevano.

LA SECONDA SFINGE ERA FORSE AFFIANCATA A QUELLA ANCORA ESISTENTE?

LA SECONDA SFINGE ERA FORSE AFFIANCATA A QUELLA ANCORA ESISTENTE?

Per quanto riguarda la statua che ritrae la creatura per metà umana e per metà felina, El Shammaa la ritiene un’anomalia, perché in tutta la tradizione egizia le Sfingi sono sempre due: rappresenterebbero Shu e Tefnut, il figlio e la figlia di Atum, il dio sole, spesso raffigurati nella forma di un leone e di una leonessa. “Ogni volta che abbiamo a che fare con il culto solare, troviamo un leone e una leonessa l’uno accanto all’altra, o disposti in parallelo oppure seduti schiena a schiena”, spiega l’egittologo.

Proprio come li mostra la Stele del Sogno, attribuita al faraone Thutmose IV e collocata tra le zampe della Grande Sfinge, dove le due creature mitologiche appaiono contrapposte. Una dualità che si ripropone in altre rappresentazioni, in tutto l’Antico Egitto, tranne che qui, nella Piana di Giza. Secondo lo studioso egiziano, la compagna oggi scomparsa sarebbe stata scolpita in una collinetta di pietra calcarea, a qualche centinaio di metri dallo sperone dal quale è stata ricavata la Sfinge tuttora presente. A distruggerla, sarebbe stato un evento naturale, forse un fulmine: avrebbe centrato la parte metallica che le circondava il collo facendo esplodere la roccia in mille pezzi.

Parlando al giornale egiziano in lingua inglese Daily News, lo studioso ha spiegato:”Per qualche motivo, Tefnut è stata maledetta e non è inusuale nella mitologia che un dio maggiore condanni una divinità minore. L’incidente con il fulmine che ha cancellato Tefnut deve essere stato sfruttato dai sacerdoti per giustificare la sua dannazione e far passare sotto silenzio la sua scomparsa”. A sostenere l’ipotesi di El Shammaa sarebbe anche un’immagine ripresa dallo spazio della NASA.

IL POSSIBILE SITO DELLA SFINGE PERDUTA

IL POSSIBILE SITO DELLA SFINGE PERDUTA

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La foto, realizzata con strumentazioni in grado di analizzare la diversa densità dei vari strati del terreno, sembra confermare l’esistenza di una struttura, in quel punto esatto dell’altopiano di Giza. “Il segnale viene ricevuto in forma di impulsi di una lunghezza d’onda variabile da un centimetro a un metro e corrispondente ad una gamma di frequenza da 300 MHz fino a 30 GHz”, spiega El Shammaa. “Gli echi diventano informazioni digitali che vengono poi proiettate su un’immagine, composta da numerosi punti o elementi pittografici, ognuno dei quali rappresenta un luogo specifico scandito sul terreno dal radar. Nel caso della mia ipotesi di lavoro, corrispondono ai resti della seconda sfinge.”

Con il ricercatore egiziano concorda l’archeologo Michael Poe. “Non ci sono prove certe che Chefren abbia restaurato la Sfinge. Ci sono due testimonianze, entrambe del Medio Regno, un’epoca di molto successiva. Una dice che Chefren trovò la Sfinge (e questo significa che è più antica di lui) e ne modificò il volto. Questa stessa fonte, un papiro frammentario, sostiene che c’era una seconda sfinge sull’altra sponda del fiume Nilo e che i due monumenti vennero costruiti per rappresentare la linea che divideva l’Alto e il Basso Egitto. L’altra testimonianza dice che Chefren costruì la Sfinge.”

UN'IMMAGINE SUGGESTIVA DELLA SFINGE

UN’IMMAGINE SUGGESTIVA DELLA SFINGE

Ma aggiunge Poe: “Avete mai visto una Sfinge da sola, senza un’altra compagna? Non solo gli antichi Egizi l’hanno menzionata, ma l’hanno fatto anche i Greci, i Romani e i Musulmani. All’ingresso degli edifici e dei templi c’erano due Sfingi, ai due lati del viale, una di fronte all’altra. Il Nilo è il viale dell’Egitto e divide il Nord dal Sud. Innumerevoli testi antichi  suggeriscono che fossero una accanto all’altra. La seconda fu parzialmente demolita da una grande inondazione del Nilo e completamente rasa al suolo in seguito dai Musulmani per costruire i loro villaggi.”

A suo avviso, la distruzione risalirebbe ad epoche più recenti, tra il 1000 e il 1200 d.C. Ma forse non sapremo mai la verità. La Sfinge, una delle opere più affascinanti e cariche di mistero dell’antichità, sembra voler conservare i suoi segreti custoditi ormai da millenni. “I monumenti di Giza sono privi di iscrizioni- conclude infatti El Shammaa- dovevano già essere un enigma anche per gli antichi Egizi vissuti dopo il Vecchio Regno.”

SABRINA PIERAGOSTINI

via Extremamente

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