Gli astronomi, guidati da Scott Sheppard, avevano individuato le lune già nella primavera del 2017 mentre cercavano oggetti molto distanti nel Sistema solare (possibili pianeti oltre l’orbita di Plutone), ma è stato necessario un processo di un anno per confermare il risultato.

Il set di lune è stato dunque ora definito anche nei dettagli delle orbite: nove di loro fanno parte di gruppo di lune esterne che orbitano in direzione retrograda, ossia in opposta alla rotazione di Giove. Sono più distanti e raggruppate in almeno tre distinti gruppi orbitali.

Si pensa che siano i resti di tre corpi più grandi separati collisioni con asteroidi, comete o con altre lune e si è calcolato che impiegano circa 2 anni terrestri per compiere un giro completo attorno al pianeta.

Altre due, più interne, orbitano invece nella stessa direzione di rotazione del pianeta (per questo chiamate prograde) e impiegano poco meno di un anno per girare attorno a Giove. Si pensa inoltre che siano frammenti di una luna più grande che si è frantumata.

Ma non finisce qui, perché la dodicesima, chiamata Valetudo come la pronipote di Giove, dea della salute e dell’igiene, è un po’ “particolare”. “Un’altra nostra altra scoperta è un [satellite] molto stravagante come nessun’altra nota luna gioviana – spiega a questo proposito Sheppard – Probabilmente è anche la luna più piccola di Giove, con meno di un chilometro di diametro”.

Il satellite, anch’esso progrado, deve la sua “stravaganza” all’orbita, che interseca le altre. Rischio scontro frontale“È una situazione instabile – sottolinea Sheppard – Le collisioni frontali distruggono rapidamente le lune, riducendole in polvere”. È possibile, tra l’altro, che i vari raggruppamenti orbitali di lune che oggi vediamo si siano formati nel lontano passato proprio in questo modo.

E non solo una curiosità fine a se stessa. “Chiarire le complesse influenze che hanno modellato la storia orbitale della luna può far comprendere agli scienziati come si è evoluto il ​​nostro Sistema solare nei primi anni” scrive a questo proposito l’Inaf.

Per esempio, sapere che Giove ha così tante lune suggerisce che le collisioni che le hanno create si sono verificate quando i pianeti erano già formati, al tempo in cui il Sole era ancora circondato da un disco rotante di gas e polvere dal quale i pianeti si sono formati.

Non solo. Poiché sono molto piccole, l’attrazione esercitata da gas e polveri sarebbe stata sufficiente a trascinarle, facendole spiraleggiare verso Giove. Ma la loro esistenza mostra che probabilmente si sono formate dopo che il gas e la polvere si sono dissipati.

L’Universo (e tutta la natura) non finisce mai di regalarci sorprese.

Roberta De Carolis – GreenMe

Foto: Roberto Molar Candanosa/Carnegie Institution for Science