Dopo lo scalpore suscitato dall’annuncio della Nasa della scoperta dell’interessante sistema planetario della stella Trappist-1, ne parliamo oggi, con l’astrofisico dell’Università di Roma, Tor Vergata, Amedeo Balbi. Un ricercatore che di caccia alle tracce di vita nello spazio se ne intende. Il suo ultimo libro si intitola, non a caso, Dove sono tutti quanti? (Rizzoli,2016)

Balbi, perché la scoperta annunciata ieri è così sensazionale?

Prima di tutto è la prima volta che troviamo tutti questi pianeti nello stesso sistema planetario. In secondo luogo, alcuni di essi orbitano nella cosiddetta fascia di abitabilità, né troppo vicini né troppo lontani dal loro sole per avere acqua allo stato liquido, anche se per il momento non sappiamo se quest’acqua c’è. Ma se così fosse, sarebbe la prima condizione per la vita. Non bisogna dimenticare che un obiettivo importante della ricerca di pianeti extrasolari è cercare la vita extraterrestre, ma ancora non l’abbiamo scoperta.

Infine, questa scoperta è sensazionale perché il sistema di Trappist-1 è su scala cosmica piuttosto vicino ed è quindi studiabile con più facilità. Per esempio, per indagare se questi pianeti hanno un’atmosfera, si osserva la luce stellare che passa attraverso l’eventuale sottile strato atmosferico; se il sistema è vicino a noi è più semplice farlo.

Per capire se i pianeti di Trappist-1 hanno atmosfera dovremo aspettare il lancio del telescopio spaziale James Webb nell’ottobre 2018?

Certo JWST ci dirà molto, però c’è un primo studio preliminare fatto usando il vecchio telescopio spaziale Hubble, tuttora in attività, anche se i risultati non sono ancora noti. Si è potuto usare Hubble proprio perché il sistema planetario di cui parliamo è piuttosto vicino. In realtà il fatto che Trappist-1 sia una piccola stella non molto luminosa ci rende il compito più semplice. Sembra un paradosso ma non è così. La differenza tra le dimensioni della stella e quella di uno dei suoi pianeti è piuttosto piccola, così quando il pianeta transita davanti alla stella si ha una marcata diminuzione della luminosità stellare, che rende più facile osservare le caratteristiche del pianeta.

La rivista Nature nei giorni scorsi ha messo in guardia giornalisti e comunicatori dall’usare espressioni e terminologia sensazionalistiche per parlare di esopianeti. Dal vedere i canali di Marte a immaginarsi i marziani il passo è sempre breve?

Nature ha fatto uscire un articolo invitando alla prudenza proprio qualche giorno prima dell’annuncio della scoperta dei sette pianeti. Noi scienziati usiamo con cautela espressioni come “gemello della Terra” o “pianeta abitabile”. Per noi un “pianeta di tipo terrestre”  vuol dire roccioso, con dimensioni simili alla Terra e massa vicina a quella terrestre, ma le persone pensano subito a oceani, vegetazione ed esseri viventi.

loading...

Noi oggi non abbiamo la certezza che su alcuni dei pianeti del sistema di Trappist-1 ci sia l’acqua, pensiamo solo che sia possibile per quelli che stanno a una giusta distanza. D’altra parte non sappiamo neanche come sia arrivata l’acqua sulla Terra, figuriamoci su un sistema a 39 anni luce di distanza. Dobbiamo metterci in testa che questa ricerca è una marcia a tappe e l’arrivo è ancora distante.

Fonte: http://bo.unita.tv/interviste/trappist-1-amedeo-balbi/

loading...