L’articolo che vogliamo condividere con Voi nella rubrica “Aeramya” di Hack the Matrix riguarda il mistero dell’antico sito archeologico di Tiahuanaco.

Tiahuanaco si trova in Bolivia su un altopiano delle Ande posto a 3900 metri di altitudine, a pochi chilometri dal lago Titicaca, il lago navigabile più alto del mondo.

Gli archeologi ufficiali fanno risalire il luogo ad un’epoca abbastanza recente, collocabile tra il 1000 a.C. e il 500 d.C. Parallelamente a questa esiste una cronologia alternativa formulata da diversi studiosi non allineati con l’Accademia, i quali sostengono che sia al contrario di molte migliaia di anni più antico.

Dato che meno del 5% del sito è stato portato alla luce vi è una buona probabilità che prove ulteriori riescano a sovvertire il paradigma oramai profondamente radicato.

Prospezioni eseguite con il Georadar di recente hanno infatti rivelato l’esistenza di una “piramide sepolta” in un’area del sito precedentemente mai presa in seria considerazione, insieme a numerose altre “anomalie” che potrebbero essere cavità costruite dall’uomo.

I primi viaggiatori spagnoli che visitarono le rovine all’epoca della conquista rimasero colpiti dalle incredibili dimensioni dei suoi edifici e dall’atmosfera di mistero che li permeava. Tutto ha dimensioni gigantesche a Tiahuanaco, come la scalinata del portale monumentale che introduce ad una delle strutture, il Kalasasaya, avente gradini troppo grandi e alti per un piede e gambe umani normali.

La figura in pietra di Viracocha che si erge dentro quello che è denominato “il Tempio sprofondato” contiene delle raffigurazioni di strani animali, quasi fossero grandi e goffi mammiferi preistorici dalle zampe deformi. Disposte dietro di lei, altre due statue più piccole forse ne rappresentavano i leggendari compagni, e la disposizione richiamava figure note del cielo notturno, la Cintura di Orione.

Il tempio, simile ad una grossa piscina è formato ai lati da solide pareti verticali formate da conci perfettamente tagliati inframezzati da stele grezze più alte. Da queste pareti verticali in diversi punti e a diverse altezze sporgono tridimensionali dai muri dozzine di teste umane scolpite in rilievo, mai spiegate seriamente dagli esperti.

Verso sud, rispetto al tempio sprofondato, un colle artificiale alto circa venti metri domina la zona, la “Piramide Akapana”. Originariamente era una piramide a gradoni dai perfetti fianchi di terra ricoperta da blocchi di andesite, solo che, preda per lungo tempo di ladri e saccheggiatori ad oggi è rimasto ben poco della muratura esterna.

La struttura, tutt’altro dall’essere puramente decorativa e cerimoniale assomigliava ad un grande marchingegno dalle funzioni ignote. Nel cuore delle sue viscere gli archeologi hanno scoperto una rete di cunicoli a zig-zag di pietra rivestiti superbamente i quali servivano a convogliare l’acqua a mo’ di chiuse da un grande serbatoio posto in cima alla costruzione, attraverso una serie di livelli discendenti fino ad un fossato ai piedi della struttura piramidale.

Tutto ciò rende l’Akapana un mistero insondabile e le spiegazioni degli esperti ancora una volta o sono abbozzate o non sono convincenti. Vicino la piramide enigmatica si erge un recinto noto agli studiosi come Kalasasaya fatto da massicci muri trapezoidali intervallati da alti monoliti simili a tanti pugnali conficcati nel terreno e l’effetto che fa è quello di uno steccato gigantesco.

TEMPIO DI KALASASAYA

Era una fortezza?

Gli studiosi pensano che il suo scopo fosse quello di fissare i solstizi e gli equinozi e di predire con precisione matematica altri eventi astronomici. All’angolo nord del recinto si staglia la famosa “Porta del Sole”, secondo alcuni un gigantesco e complesso calendario riassunto su pietra.

PORTA DEL SOLE

I calcoli astronomici del professor Arthur Posnansky,  avevano indicato il lontanissimo 15.000 a.C. come possibile data di progettazione del Kalasasaya, ipotizzando quindi che il sito di Tiahuanaco e le sue strutture fosse antichissimo, calcoli che si sono dimostrati essenzialmente corretti, perché riveduti nel tempo da altre equipe di studiosi come quella tedesca capitanata dell’astronomo Rolf Muller.

All’interno del Kalasasaya si ergono due statue enormi, El-Fraile (il frate) e un’altra sagoma imponente di andesite grigia alta più di due metri, il Monolite Ponce.

MONOLITE EL-FRAILE
MONOLITE PONCE

Tutti e due gli idoli hanno un’espressione austera, tengono nelle mani arnesi nn identificabili e indossano nella parte sottostante vesti da pesce che ricordano gli Oannes e gli Apkallu dell’antica Mesopotamia, i famosi uomini-pesce citati da Berosso che avrebbero portato la civiltà tra il Tigri e l’Eufrate.

APKALLU

La porta all’angolo nord-ovest del complesso, conosciuta da tutti come “Porta del Sole”, un blocco unico di andesite verde del peso di dieci tonnellate, ricorda un arco di trionfo in miniatura, una porta che collega due mondi invisibili, un portale tra il nessun luogo e il nulla.

Decorata con raffigurazioni di Viracocha, il Dio civilizzatore andino venuto da molto lontano, altri motivi sono impossibili da identificare come creature alate che sembrano rendergli omaggio e altri ancora rappresentano addirittura quelli che sembrano specie estinte, tra cui elefanti, i quali popolavano la zona prima dell’ultimo Diluvio, dodicimila anni fa, quasi tutto fosse un campionario di animali bizzarri eternati nella pietra, un libro illustrato del passato.

Più defilato rispetto alle altre strutture risulta essere la rovina di Puma Punku, forse il luogo più misterioso dell’intero complesso di Tiahuanaco. Alcuni studiosi stimano che le rovine siano le più antiche del pianeta ma nessuno sa per l’esattezza chi ha progettato e costruito il complesso, ne quale fosse il suo utilizzo.

Il mistero rimane tale e le menti più “alternative” ipotizzano un collegamento con civiltà preistoriche avanzate o Antichi Astronauti non terrestri.

Tuttavia ciò che lascia shoccati a Puma Punku è la precisione e la complessità delle strutture che pervadono la rovina: porte finemente intagliate e blocchi di diorite e granito pesanti fino a 130 tonnellate perfettamente levigati, senza la minima traccia di segni di scalpello, difficilissime da lavorare essendo rocce vulcaniche dure quasi come il diamante.

Un altro elemento che lascia perplessi archeologi e ingegneri è la presenza di misteriosi moduli in pietra a forma di “H”, tutti della stessa dimensione. L’impressione che si ha è quella della produzione in serie, come se fossero stati dei prefabbricati. I megaliti risultano sparpagliati alla rinfusa come se fossero stati dispersi qua e là dall’arrivo improvviso di un potente cataclisma.

PUMA PUNKU

La levigatura dei blocchi è incredibilmente accurata, i solchi millimetrici praticamente perfetti come pure le misteriose scanalature richiamano l’utilizzo di macchinari moderni di ultima generazione. Molti assomigliano a circuiti stampati privi dei loro circuiti, e altri con nicchie a forma di croce sembrano aver fatto parte integrante di un gigantesco marchingegno forse destinato a qualche uso, come la piramide Akapana.

Questi blocchi venivano uniti e fissati con l’utilizzo di graffe di metallo, senza l’utilizzo di malta o cemento, un elemento del tutto inusitato. Per cementare i blocchi con le graffe presenti in loco gli antichi costruttori avrebbero dovuto possedere una fonderia portatile.

Come avevano trasportano i pesanti blocchi da una cava distante oltre sessanta chilometri, per di più su un terreno impervio?

La natura desertica del posto e l’altitudine elevata non consente la crescita di alberi d’alto fusto per poter creare rulli di legno. La zona è tanto arida, inospitale e fuori mano che solo motivazioni fortissime e particolari avevano permesso in origine la scelta di un posto come questo, dimenticato da tutti.

Tutto ciò ci porta a pensare che forse gli Incas si imbatterono per sbaglio nel sito, quando conquistarono la zona nel 1470. Ciò fu confermato dagli indigeni interpellati dai cronisti spagnoli un secolo più tardi.

Si trattò di un riutilizzo da parte loro di antiche strutture che giacevano lì già da un tempo immemorabile e messe in piedi dai Viracochas, gli antichi Dei, secondo alcuni racconti nel giro di una sola notte e alzando i blocchi attraverso l’aria mediante il suono di una tromba.

Quand’è che Viracocha e i suoi compagni avevano dato inizio alle operazioni di costruzione e pianificazione a Tiahuanaco? Hanno ragione i calcoli di Arthur Posnansky, mai relegati in soffitta dalle ulteriori indagini?

In origine Tiahuanaco era un porto sul lago Titicaca, con tanto di estesi moli situati proprio sulle sue rive. Tuttavia adesso si ritrova a 30 chilometri da esso e in una posizione più elevata.

Quali sommovimenti tellurici e geologici avevano distanziato i due luoghi? Forse il cataclisma che mise fine al sito di Puma Punku e ne sparpagliò in giro i pesantissimi blocchi?

Inutile dire che in tanti propendono per l’ipotesi extraterrestre, o cmq di una civiltà preistorica avanzata nn ancora identificata. Quale sarà la verità? Non possiamo che continuare ad ammirare le splendide ed enigmatiche strutture del sito e attendere ulteriori scavi e scoperte.

Articolo di Aeran & Maya – Hackthematrix